Il fatto
L’onorevole Silvio Berlusconi è deceduto stamani all’ospedali “Fate bene Fratelli” dove è stato trasportato dopo un incidente domestico occorsogli nella sua residenza a Arcore. Mentre stava facendo le sue abitudinali pulizie di primavera, una tegola di argilla rossa è scivolata dal cornicione e l’ha colpito in piena testa. Ogni tentativo di mantenerlo ancora in vita è stato vano ed è deceduto alle due di questa mattina. I funerali sono fissati per domani alle ore 9 nel Duomo di Milano alla presenza delle più alte autorità dello stato.
Le reazioni
Il mondo politico intero manifesta il proprio sincero cordoglio verso quello che, prima ancora che un alleato o un nemico, consideravano un animo sempre pronto a sdrammatizzare ogni situazione con una battuta sagace ed elegante.
“Sono addolorato per quello che è accaduto” afferma Fassino. “Silvio era una persona di alto livello politico e morale, anche spesso è capitato di trovarci in disaccordo”.
Gli fa eco Bertinotti: “Ora che uno dei più validi interlocutori all’interno del centro destra se ne è andato, temo fortemente per l’equilibrio raggiunto e spero che i successori siano degni di Silvio”.
Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini quasi alle lacrime aggiunge: “La disgrazia accorsa al nostro presidente del consiglio priva l’Italia di una guida forte e sicura. Sarà meglio trovare all’interno della Casa delle Libertà un degno successore per evitare che la delicata situazione degeneri nel caos.”
Solo sul Cassinista
Questo è ciò che è stato scritto sulle pagine di tutti i giornali, ma ora, in esclusiva per il Cassinista, avrete l’opportunità di leggere cosa è accaduto veramente all’anima di Berlusconi…
Paradiso
L’anima di Berlusconi si presenta davanti alle alte porte del Paradiso. E’ in attesa di parlare con San Pietro in persona; “Le mie azioni sono conosciute fin quassù” pensa soddisfatto. Benché sia un po’ rammaricato di essere morto (era in procinto di terminare alcune riforme che avrebbero cambiato il volto del paese!), la sua nuova condizione non gli dispiace affatto: è in Paradiso da un giorno e già si trova a parlare con il Vice-Presidente.
Viene interrotto nei suoi pensieri da una voce che tuona imperiosa: “Avanti il prossimo”.
“Deve essere San Pietro” pensa Berlusconi. Apre la porta, gli si presenta un elegante signore canuto seduto su un trono a dir poco regale.
“Lei deve essere l’anima del celeberrimo Silvio dei Berlusconi, vero?”
“Cavalier Silvio Berlusconi in persona” risponde fiero.
“E’ giunta fino a qua la sua fama, lei era sicuramente una delle persone più importanti giù in terra… ed è per questo che ho chiesto di riceverla personalmente.”
“Modestia a parte, penso di aver fatto solo il mio dovere”.
“Certo certo, vediamo il suo curriculum: imprenditore di successo, proprietario di reti televisive… bene… politico… Complimenti. Mi permetta di farle alcune domande, tanto per chiarirmi le idee. Leggo qua che lei ha avuto qualche problema con la giustizia, mi spieghi meglio la situazione. Io purtroppo negli ultimi secoli sono sempre più stanco, non riesco più a tenermi aggiornato sugli ultimi avvenimenti.”
“Mi consenta, le accuse contro la mia persona sono architettate dalla più nefanda intelligentia di sinistra, una vera vergogna! Spero non tenga nemmeno in considerazioni tali millanterie…”
“Ah, ancora i comunisti! Brutta gente… E pensare che leggo che ha anche cercato di attuare delle riforme in favore delle classi meno abbienti, come ad esempio la riforma Moratti.”
“Ah certo, può dirlo forte! In tal modo tutti hanno la possibilità di andare nell scuole private, sottraendosi al monopolio culturale della scuola di Stato comunista.”
“Bene, bene… ma ahia, vedo un fatto assai disdicevole!”
“No scusi, Eminenza, ci deve essere un errore. La mia vita è immacolata, non ho mai commesso atti impuri e ho dedicato la mia vita al bene dell’Italia, ho reso milioni di italiani in giro per il mondo orgogliosi del loro Paese.”
“Eh no, caro mio. A quanto pare si circonda di leccapiedi, tra cui uno veramente terribile: Emilio Fede!”
“Ah, è vero, dimenticavo… Ma guardi, io davvero cerco di non degnarlo, ma lui si appiccica. Chiedo venia, questo è uno dei miei pochi fallimenti personali… è grave dottore?”
“Ah, certo che è grave, ma Lei mi è simpatico e chiuderò un occhio. Ora spero che mi perdonerà ma devo andare. La prego di aspettarmi qua fuori: se per caso ritardassi, prenda l’ascensore con la scritta P in lettere maiuscole. La raggiungerò in seguito.”
Silvio è relativamente soddisfatto del colloquio anche se si aspettava un trattamento migliore. Non si capacita come quel barbuto l'abbia lasciato solo, a lui, Silvio Berlusconi. Ora è lì solo e nervoso. Osserva spazientito la gente scendere da quegli ascensori ma nota che nessuno vi sale; chissà dove porteranno, si chiede dubbioso. Il tempo passa e Pietro non si fa vedere, cosa assai irritante: dopo aver aspettato una buona mezzora, stanco di aspettare, riesce a salire su uno di quei strani ascensori.
Schiaccia l'unico tasto e... La forza di gravità lo scaccia a terra in un baleno! Deve andare veramente veloce quell’ascensore. Che strano, sembra quasi di star scendendo invece di salire... questa storia non gli piace.
I suoi sospetti si rivelano fondati: l’ascensore è giunta nel...
Purgatorio
Una scritta gli leva ogni dubbio: “Benvenuti nel regno di mezzo”. Scende furente, vuole veder chiarito al più presto lo spiacevole equivoco. E’ sicuro vi sia stato un errore, d’altronde sarebbe la prima volta che un’anima scenda dal paradiso al purgatorio. “Se io fossi presidente di questo posto, certe cose non succederebbero” pensa irritato. Tenta di riprendere il medesimo ascensore per risalire ma viene gettato fuori con modi a dir poco spicci. Inutilmente cerca di spiegare le proprie motivazioni. Gli viene solo detto che deve recarsi all’ufficio reclami e parlare con un certo Catone l’Uticense.
Fortunatamente, le indicazione sono chiare e in pochi minuti è già in coda per parlare con il responsabile. Ciò che l’attende è una scena a dir poco bizzarra: un toscanaccio col corpo ancora intatto si lamenta di non trovare l’uscita.
“Certo, capisco la sua situazione, signor Alighieri” replica Catone. “Ma lei cerchi di capire me: non succede tutti i giorni di trovarsi di fronte un vivente. Ma non si preoccupi, vedrò di risolvere la situazione al più presto”.
“Certo, dice sempre così… è da secoli che dice la stessa storia…Maniman che sia la volta buona!”
Silvio è parzialmente sollevato. Evidentemente non è il solo ad aver avuto dei problemi tecnici. Probabilmente gli ascensori sono mal calibrati, certe cose non succederebbero se lui fosse a capo della baracca. Devo trovar il modo di diventare Presidente al più presto, tutti ne gioverebbero.
Non appena il signor Alighieri toglie il disturbo, Silvio avanza con passo deciso. Cerca di affermare i suoi diritti, ma Catone lo anticipa.
“Signor Berlusconi, so già tutto. Torna da dove sei venuto, prendi l’ascensore I e più non domandare”.
Dettò ciò, Catone scompare dietro il banco sommerso da pile di fogli. Silvio si allontana soddisfatto dall’ufficio; certo i metodi sono quelli che sono, ma è ben disposto a sopportarli pur di riacquistare al più presto lo status che merita. “I” in quel caso vuol dire sicuramente primo piano, il migliore. E’ uno in numeri latini…
Dopo lunghe peregrinazioni riesce finalmente a trovare l’ascensore. E’ molto mal indicata ed è piccola. “Poco male” pensa Berlusconi nel montarci sopra,“L’importante è che ora mi ritrovi nel posto giusto”.
E infatti ad attenderlo all’arrivo vi è Caronte…
Inferno
E infatti ad attenderlo all’arrivo vi è Caronte, il quale, non appena lo vede, lo prende per la glottide e lo getta sulla sua barchetta (il Titanic) per menarlo all’altra sponda dell’Acheronte. Il cavaliere prende una bella nasata contro la prua della nave e, un po’ per la botta (che gli ha anche rovinato l’ultimo lifting) e un po’ per lo spavento cade in un sonno profondo.
Al risveglio Silvio si ritrova tra migliaia di dannati, corpi accatastati gli uni sopra gli altri. Ripresosi dal torpore esclama con voce provata ma ancor nobile: “Chi ha osato ferirmi? Chi è il responsabile di questa barcarola?”. Non si odono risposte, al che Silvio esclama ancor più forte “Chi è il padrone?”. Tale rumore sveglia un cane feroce con due teste che gli conficca i suoi denti aguzzi nel deretano. Il povero Silvio tenta di divincolarsi, ma quell’animale stringe ancora più forte.” In tutto questo frambusto, i due cadono su un altro dannato, un omone di cento chili di muscoli e ferocia.
“Ehi, tu, ti prego aiutami” supplica Silvio.
Al che il dannato molla un mascone sì forte che il cane scappa guaendo il suo dolore.
“Ti devo la vita! Chi sei tu?”
“Ma belinùn, sei già morto, quale vita mi devi? Ora girati e taci, se ci riesci!”
“Ma come osa lei, parlare così a me, il miglior presidente che l’Italia abbia mai avuto!”
“Ehi, ma… non sarai mica Berlusconi!”
“In persona, dottor, cavalier…”
“Ma guarda te, chi mi ritrovo… mi sono comportato perfettamente in vita tranne un tragico errore e guarda dove sono finito!”
“Ah, anche lei si trova qui per errore? Forse colpa della giustizia comunist…”
“Ti votai, fatal error commisi!”
“Villano” pensa Silvio indignato, trattenendosi dal proferir tali parole per paura di far la fine del cagnaccio guaente.
Per tutto il resto del viaggio Silvio non riesce a ottenere le risposte che desidera. Spera che la situazione migliori quando saranno arrivati a destinazione ma, con suo grande rincrescimento, ciò non avviene. Nel posto in cui arrivano non vi sono né capi, né guardiani, ma solo persone che lavorano silenziose. “Sarà il girone dei masochisti” deduce rassegnato.
Come posto non è neanche così male, ma a Silvio vi sono tre cose che danno particolarmente fastidio: i cani bitestuti che continuano a infastidirlo, la mancanza di risposte e la colorazione maledettamente rossa di quel posto.
Nonostante gli inconvenienti non si sconforta e continua a chiedere sperando di trovare qualcuno che sia maggiormente informato sulla loro situazione. Dopo innumerevoli tentativi, sembra aver trovato qualcuno che lo riconosca.
“Ehi, ma a te ti ho già visto! Ma tu sei…”
Silvio ha un colpo al cuore! Finalmente quell’odioso equivoco sarebbe stato risolto.
“Tu sei, tu sei… Massimo Boldi!”
Orrore! Silvio indietreggia sconcertato. Come è possibile quell’errore?
“Uomo irrispettoso! Come osi parlarmi così…”
“Aspetti… Lino Banfi”
“Taci, o verme! Sono il Cavalier Silvio Berlusconi. Ora dimmi, se lo sai, chi è il capo qui!”
“Ah ecco, è vero… pensa te che ti ho anche votato! Comunque non ci sono capi, qui vige un regime di stampo comunista!”
“Cosa?” esclama indignato Silvio.
“Eh già, è la pena del contrappasso. Ora ci tocca lavorare sennò i cani bitestuti ci mordono ma… se hai dei problemi, non esitare a dirmi, sono il rappresentante sindacale”
“Mai a poi e poi mai…”
“Si, lo farai anche tu! E’ Dio che ci guida non possiamo esimerci.”
Pronunciate queste parole tutti, Silvio compreso, guidati dall’infinita sapienza del supremo, cominciarono a camminare come se fossero in corteo pronunciando: “Fin che non cambierà, lotta dura sarà!”